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Wetzl – Prima la musica poi le parole al Cinema Centrale

 

Volterra, prima i bambini, poi gli adulti

 
In seguito al grande successo che ha suscitato l’evento svoltosi l’11 aprile 2014 al Cinema Centrale, legato al film girato a Volterra “Prima la Musica e poi le parole”, proponiamo un articolo scritto dal regista Fulvio Wetzl e che qui ringraziamo pubblicamente per l’occasione che ci ha offerto!

Volterra: Prima i bambini, poi gli adulti  
Jean Cocteau diceva, parlando dello specchio, e poi del cinema, che “riflette la morte al lavoro”, cioè filma sul volto degli attori il lento procedere dell’invecchiamento. Sembra una considerazione macabra ma non lo è. Mi è venuta in mente ripensando alla meravigliosa e commovente serata alla Multisala Centrale di Volterra l’11 aprile scorso. Per me presentare il film “Prima la musica, poi le parole” girato a Volterra e dintorni, a 16 anni dalla realizzazione, introdotto dal mio ultimo documentario, in co-regìa con Laura Bagnoli, figlia dell’artista, “Prima la trama, poi il fondo – Renata Pfeiffer, pittrice a Milano“, è stata un’emozione profonda che cercherò di descrivere.

L’organizzazione della serata è stata perfetta. L’allestimento dei disegni preparatori a colori (lo storyboard) di Prima la musica, da me disegnati a suo tempo minuziosamente con le matite Caran d’ache, aveva anch’esso un che di evocativo e infantile (come il tratto dei disegni stessi), appesi come panni ad un filo teso tra gli antichi muri nella hall del cinema. Tutt’intorno alle pareti i quadri multicolori e dei materiali più vari (smalti industriali, lamine di metallo, radiografie personali usate come materiale da collage…) di Renata Pfeiffer, anch’essi connotati da una vena inesausta di curiosità infantile.

E poi la proiezione a sala gremita, prima del documentario, che il pubblico ha apprezzato profondamente, dove Renata con semplicità e in un modo coinvolgente racconta la sua vita e il suo approccio all’arte, mentre il film utilizza in semplici cortometraggi di animazione i suoi quadri e alcuni oggetti dipinti da Renata per entrare nel vivo del suo processo creativo, del suo eterno stupore di fronte al bello, da captare e restituire sui quadri, il suo sguardo meraviglioso e luminoso di bambina di 84 anni.

E dopo incontrando, e qui torniamo a Cocteau, in sala, pronti a rivedersi, una decina tra adulti e bambini: l’infermiera che dà il latte, e poi lo schiaffo, al bambino protagonista; la contadina con le mucche che per prima vede Giovanni fuori dalla villa; la bambina del pulmino scolastico che esclama “la luna nitrisce e finisce nel pozzo”; i ragazzini che giocano, perdendo, a morra cinese con Giovanni… Ritrovare bambini allora di 8-11 anni oggi adulti di 24-28 anni, ma anche chi aveva più anni, è stato qualcosa che è andato a colpirmi nel profondo. Io dico spesso, lavorando quasi sempre nei miei film con bambini (o vecchi e adulti, rimasti bambini), che in fondo noi registi scippiamo ai piccoli che filmiamo un pezzo irripetibile della loro infanzia, la loro spontaneità, i loro lineamenti ancora in evoluzione, il loro stupore non esibito, anche la loro cattiveria inconsapevole. Incontrare questo gruppo e vedere la loro commozione di riconoscere se stessi come un fratellino o sorellina minore, è stata una di quelle emozioni viscerali che hanno il potere di spiegare il senso della vita e del suo trascorrere. Emozione che ho anche vissuto personalmente, avendo nel film, in braccio ad Amanda Sandrelli, mia figlia Cecilia, allora di due anni, oggi neopatentata di diciott’anni!

E mentre il bambino Giovanni-Andrej Chalimon correva per i campi incontro alla vita, o sulle strade lastricate di pietra a Volterra, con i suoi strumenti linguistici inadeguati ma le sue capacità emotive e affettive intatte, e Renata Pfeiffer raccontava del “suo grande avvenire dietro le spalle”, da poche ore era nato Leonardo, fratellino di quella “bisnipotina in azione, da vedere – come dice Morando Morandini – mentre arranca (è l’ultima inquadratura di “Prima la trama, poi il fondo“) sul pavimento (della galleria d’arte) dinamica anche lei prima di prendere la parola”. Grazie Volterra.

Fulvio Wetzl

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