Le Balze di Volterra

Le Balze

L’area si inserisce in una vasta zona collinare, circostante l’abitato di Volterra, nell’ambito dell’alto bacino del Botro dell’Alpino, nel bacino idrografico del Fiume Era. Il sito, e la vasta area circostante, sono interessati dalla presenza di “biancane”, calanchi e da una continua matrice agricola, con destinazione a pascolo o a coltivazioni cerealicole estensive. Si tratta quindi di un tipico paesaggio delle colline di Volterra, dalla elevata caratterizzazione geomorfologica, con connotati tipici di un geotopo.
L’ambiente calanchivo e le emergenze naturalistiche in esso presenti, quali Artemisia cretacea (specie endemica dei terreni argillosi ricchi di sali dell’Italia centrale) ed alcune specie di aviFauna quale il biancone, costituiscono l’elemento che ha indotto alla istituzione del Sito di Importanza Regionale.

Riserva Naturale di Montenero

Montenero

Situato sulle colline plioceniche dell’alta Valdera, tra Volterra e S. Gimignano, il sito estende sulle pendici settentrionali del M. Nero, in gran parte compreso nella Riserva Naturale di Montenero o nella sua area contigua.
Gli impervi versanti boscati e gli affioramenti rocciosi ofiolitici, con forre e alcune suggestive cascate, costituiscono i due elementi peculiari dell’area. Questi habitat, assai rari, ospitano una peculiare flora endemica rappresentata, tra le specie più importanti, da Alyssum bertolonii e Centaurea aplolepa subsp. carueliana. Nei prati, soprattutto nel periodo primaverile, è inoltre possibile osservare la fioritura di altre specie di interesse, quali gli endemismi Crocus etruscus e Centaurea deusta, oltre alle più vistose fioriture di tulipano montano, giglio rosso, campanula media e delle numerose orchidee. Gli ambienti rupestri e le aree boscate di Montenero costituiscono importanti habitat di nidificazione rispettivamente per il gheppio e il biancone, che trovano nelle vicine aree agricole una preziosa zona di caccia.

Riserva Naturale di Berignone

Macchia di Tatti-Berignone

L’area di Tatti – Berignone, in gran parte interna alla Riserva Naturale di Berignone, riveste una grande importanza naturalistica, per l’ottimo stato di conservazione, l’elevata naturalità, la notevole biodiversità dei luoghi.
Si tratta di un vasto complesso quasi interamente boscato, con formazioni decidue e sempreverdi di rilevante maturità e stabilità, ove si localizzano importanti boschi di rovere (Bosco di Tatti). Macchie mediterranee, garighe su ofioliti e preziosi ecosistemi fluviali completano il paesaggio vegetale. Oltre alle numerose emergenze geomorfologiche, quali gli affioramenti di Conglomerati lacustri di Botro al Rio, l’area assume anche un elevato valore faunistico. Gli ambienti forestali maturi costituiscono infatti l’habitat idoneo alla nidificazione di numerosi rapaci, come falco pecchiaiolo, nibbio bruno, sparviero e biancone, mentre lo scarso disturbo umano favorisce la presenza di importanti mammiferi quali puzzola, tasso, gatto selvatico e Lupo, quest’ultimo avvantaggiato dalla presenza di numerosi ungulati. I terrazzi ghiaiosi del Fiume Cecina, oltre che territori di caccia per i rapaci diurni e notturni, costituiscono l’habitat di specie rare e minacciate, come succiacapre, calandrella, corriere piccolo e, soprattutto, occhione.

Diffuso il lupo, avvantaggiato dallo scarso disturbo antropico e dalla presenza di numerosi ungulati.

Riserva Naturale di Monterufoli-Caselli

Complesso di Monterufoli

Situato al centro delle Colline Metallifere, in parte all’interno della Riserva Naturale di Monterufoli-Caselli.
Il sito si caratterizza per la presenza di vaste foreste e macchie, ad alta naturalità e biodiversità, attraversate da una densa rete di torrenti quali lo Sterza e il Trossa. L’area rappresenta uno dei siti della Rete Natura 2000 più importanti della Val di Cecina ospitando numerosi habitat e specie di flora e Fauna rari e di interesse conservazionistico. Tra gli habitat sono da segnalare le praterie aride e le garighe su rocce ofiolitiche, le formazioni arboree ripariali, le rare boscaglie a ginepro rosso Juniperus oxycedrus ssp. oxycedrus e i nuclei di rovere. Nei diversi affioramenti ofiolitici, come nei versanti del Corno al Bufalo, è possibile osservare una importante flora endemica costituita da rare specie particolarmente specializzate quali Alyssum bertolonii, Euphorbia nicaeensis ssp. prostata, Stachys recta var. serpentinii, Thymus striatus ssp. ophioliticus, Armeria denticulata e Minuartia laricifolia var. ophiolitica. L’area si caratterizza anche per le splendide fioriture primaverili di Tulipa australis, Narcissus poeticus e Campanula medium, e per la presenza del raro dittamo Dictamnus albus. La notevole diffusione di corsi d’acqua, sorgenti e piccole aree umide costituisce una condizione ideale per numerose specie di anfibi, tra i quali emerge la presenza della salamandrina dagli occhiali, importante endemismo italiano, e del raro ululone. Oltre alla presenza di numerosi rapaci, quali falco pecchiaiolo, sparviero, biancone, lodolaio, e del Lupo, notevole importanza conservazionistica riveste la presenza di importanti specie di uccelli, quali succiacapre, tottavilla, magnanina e averla piccola, legati alle garighe, alle macchie e agli agroecosistemi tradizionali.

Valle del Pavone

Valle del Pavone e Rocca Sillana

Situato solo in minima parte all’interno della Riserva Naturale di Berignone, il sito comprende gran parte della inaccessibile Valle del Pavone, una zona di elevato valore naturalistico, con alti livelli di naturalità e scarso disturbo umano.
Il bacino del Torrente Pavone è caratterizzato da forre e impervi versanti detritici, con boschi di latifoglie e sclerofille, arbusteti di degradazione e macchie e da ecosistemi fluviali di grande interesse.
Tra gli habitat sono da segnalare le praterie aride e le garighe su rocce ofiolitiche, le formazioni arboree ripariali e le rare boscaglie a ginepro rosso Juniperus oxycedrus ssp. oxycedrus. Nei diversi affioramenti ofiolitici è possibile osservare una importante flora endemica costituita da rare specie particolarmente specializzate quali Euphorbia nicaeensis ssp. prostata, Stachys recta var. serpentinii, Thymus striatus ssp. ophioliticus, e Biscutella pichiana.
Oltre alla presenza del biancone, nidificante all’interno del sito o nelle aree boscate circostanti, risulta segnalato il Lupo, avvantaggiato dallo scarso disturbo antropico e dalla presenza di numerosi ungulati.

Monterotondo e Sasso Pisano

Area Geotermica

Il sito interessa un’area di piccole dimensioni, circa 120 ettari, fortemente caratterizzata quale emergenza geomorfologica a costituire un peculiare geotopo.

Tra i fenomeni più affascinanti che si possono osservare in Italia.

Paradossalmente non è a Larderello (capitale mondiale della geotermia e primo esempio di sfruttamento di questa risorsa per scopi chimici ed energetici) che bisogna recarsi per poter osservare ed apprezzare in pieno gli aspetti naturalistici del fenomeno geotermico, bensì nella zona di Monterotondo M. mo-Sasso Pisano dove è tuttora presente ed attivo un esteso campo di manifestazioni naturali.

“……bolliva e soffiava come se per entro vi salisse l’impeto e il gorgoglio dei dannati fitti nel limo, come se nel fondo vi s’agitasse la mischia perpetua degli iracondi ……. ” (G. D’Annunzio, “Forse che si forse che no”, 1910). Ancor oggi si provano queste sensazioni di fronte alle manifestazioni naturali tuttora conservate: un paesaggio brullo e selvaggio, un suggestivo ambiente naturale paragonato ad un “luogo infernale”.

Sono il frutto della presenza di un corpo magmatico a bassa profondità, che entra in contatto con le rocce in posto e col sistema acquifero. In corrispondenza delle emissioni fumaroliche, si può riconoscere facilmente l’alterazione del suolo e delle rocce dovuta ai gas emessi, quali anidride carbonica, metano, ammoniaca, acido borico e il caratteristico acido solfidrico che dà il tipico odore di “uova marce”. Si formano le cosiddette “Biancane” (dal colore predominante delle rocce alterate) dove si possono osservare ampiamente diffuse esalazioni di vapore caldo (fumarole), che fuoriescono dalle numerose fessure presenti nel terreno e piccole pozze di acque bollenti con emanazioni gassose.

Dal punto di vista mineralogico in prossimità delle zone di esalazione del vapore si notano spesso belle ma fragili cristallizzazioni di colore giallo di zolfo nativo; frequenti risultano pure le mineralizzazioni costituite da composti borati o ammonici.

Una flora e una vegetazione veramente particolari.

Di grande suggestione, soprattutto durante le fioriture a fine estate inizio autunno, le estese popolazioni di brugo (Calluna vulgaris), unica pianta vascolare della famiglia delle eriche capace di adattarsi a suoli talmente acidi (ph 3). I l brugo, elemento della flora boreale discesa a queste latitudini durante le glaciazioni, trova il limite meridionale del suo areale nella Maremma grossetana e sui Monti Sibillini.

Oltre al brugo, da segnalare, l’Agrostis canina subsp Montelucci, una graminacea caratteristica di aree ad alta concentrazione di anidride carbonica, nonché stazioni di sughera (Quercus suber) che, trovandosi al limite del proprio areale ecologico di distribuzione, sembrano legate alla maggiore temperatura del suolo ed alla forte acidità. Di rara bellezza, inoltre, alcuni esemplari di Quercus crenata, specie semidecidua ibrido tra Quercus cerris e Quercus suber.

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