Da 3000 anni nel cuore della Toscana

Volterra

Dal IX al VII secolo a.C. Volterra fu un centro di grande rilievo della civiltà Villanoviana. Potente lucumonia etrusca, con il nome di Velathri, raggiunse il massimo sviluppo politico, economico e culturale dal IV secolo al I secolo a.C.
Fu quindi l’ultima lucumonia a sottomettersi al potere romano quando, dopo aver preso le parti di Mario, nella guerra contro Silla, la città fu costretta ad arrendersi, nel 81-80 a.C.
Nel periodo romano, Volterra fu ragguardevole municipio. Dette i natali al secondo papa della storia cristiana, San Lino, e al poeta Persio Flacco.
Nel V secolo d.C. Volterra divenne sede vescovile.

Durante l’invasione longobarda divenne castaldato, cioè circoscrizione territoriale che dipendeva direttamente dalla corona. Ma nel X secolo dovette subire uno dei più difficili momenti della sua storia per i gravi danni alla città e ai suoi abitanti arrecati dalle truppe ungare che lo stesso signore di Toscana, Arrigo, aveva chiamato in aiuto nella lotta contro Berengario I re d’Italia.
Da allora ebbe inizio un lungo periodo, durato più di tre secoli, in cui andò progressivamente affermandosi il potere temporale dei Vescovi. Una serie di privilegi loro concessi dal potere imperiale, resero i Vescovi di Volterra padroni indiscussi della città.
Infatti Enrico VI nel 1186 conferma ad Ildebrando Pannocchieschi vescovo, il titolo di Conte Palatino in Toscana e principe del Sacro Romano Impero con il diritto di eleggere a proprio piacere i consoli e di battere moneta. Il potere assoluto di Ildebrando, che rimase vescovo fino al 1211, rappresentò un freno gravissimo allo sviluppo del Comune, un’istituzione che altrove, in Toscana, era invece espressione di maggiore libertà e autonomia per la popolazione.

Il Comune di Volterra perciò dovette affrontare un periodo di intense discordie che lo opponevano ai vescovi, ma nel 1239, con la morte di Pagano Pannocchieschi, il Comune poté consolidare un maggior potere sia pure inizialmente contrastato dall’autorità imperiale di Federico II.
Alla morte di questi, il Comune riacquistò una maggiore indipendenza: allora ebbe inizio la costruzione della cinta muraria medievale (meno estesa di quella etrusca) ed il completamento del Palazzo dei Priori.

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Il Comune, che sul fronte esterno era stato spesso impegnato nelle lotte contro le comunità vicine di San Gimignano e Colle Val d’Elsa, dovette affrontare, intorno alla metà del XIII secolo, anche dure battaglie interne fra le famiglie degli Allegretti, ghibellini, e dei Belforti, guelfi. Questi ultimi ebbero alla fine il sopravvento, ma la loro vittoria condusse presto ad aspre lotte fra gli stessi Belforti.

Di questi contrasti cercarono di approfittare i Fiorentini.
Quando infatti nel 1361 i Volterrani si ribellarono ai Belforti, Firenze fu pronta ad intervenire e ad occupare Volterra. Da allora il rapporto tra la popolazione locale e Firenze fu da sempre conflittuale. Nel 1426 si verificò la prima ribellione contro l’imposizione del catasto fiorentino guidata da Giusto Landini. Cacciata la guarnigione fiorentina dalla città fu però la stessa nobiltà volterrana ad uccidere Giusto Landini e a riportare Volterra sotto la soggezione di Firenze.

Nel 1472, invece, la ribellione contro i fiorentini fu più netta, perché le ragioni di carattere economico vennero ad incrinare i rapporti fra le due popolazioni. Firenze aveva, infatti, deciso di concedere la gestione di alcune miniere di allume situate a Castelnuovo Val di Cecina e di proprietà del Comune di Volterra a due cittadini volterrani e a tre Fiorentini. La popolazione resasi conto di essere stata danneggiata economicamente, uccise Paolo Inghirami, uno dei due Volterrani beneficiari dell’avvenuta concessione.

La reazione di Firenze fu violenta, i Volterrani dovettero ritirarsi nella città dove furono assediati dal Montefeltro che con le sue truppe mercenarie perpetrò il famoso “sacco di Volterra”.
Nella notte, alcuni Volterrani aprirono le porte cittadine e favorirono l’ingresso delle armate fiorentine che saccheggiarono la città.

Successivamente, nel 1530, la città rimase coinvolta nella guerra tra Carlo V e la Repubblica fiorentina. Volterra, favorevole ai Medici, dovette subire, in un primo momento, l’assedio di Francesco Ferrucci, inviato dalla Repubblica fiorentina a liberare i prigionieri repubblicani trattenuti a Volterra.
Conclusasi questa battaglia a favore dei repubblicani, la città fu poi teatro di uno scontro più aspro che vide opposte ai repubblicani fiorentini le truppe imperiali di Carlo V che però furono battute.
Ben presto tuttavia, i Medici tornarono al potere a Firenze e Volterra fu assorbita definitivamente nel Granducato di Toscana.

Il territorio dell’Alta Val di Cecina

In Val di Cecina le colline sono costellate di borghi medievali, fortezze militari, pievi, abbazie e di insediamenti per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo che rappresentano il risultato di un intenso lavoro di adattamento reciproco tra la società civile e natura.
I nostri centri abitati si trovano in alto, adagiati su fiere colline o arroccati su speroni rocciosi.
Il nostro territorio non è mai stato di facile dominio e i luoghi sicuri e adatti all’insediamento umano erano pochi.

In questa scelta sembra che la natura si sia incontrata felicemente con la cultura di un’epoca, il Medioevo, che voleva centri arroccati e dominanti. In realtà anche Etruschi e Romani prima, nobili, borghesi e contadini dopo, avevano seguito questa scelta naturale.

La cultura del poggio abitato impera e segna la Val di Cecina: la stanzialità diffusa è localizzata sulle colline dal dolce declivio, i maggiori centri abitati hanno scelto invece i luoghi strategici dell’area.

Montecatini Val di Cecina (416 m) è sovrastato dal Poggio La Croce, una torre, la Torre Belforti, indica il punto più alto del luogo di fondazione e l’abitato si sviluppa intorno ad essa. Il castello di Querceto è costruito su uno sperone roccioso.

Pomarance (370 m) si sviluppa sulle alture che guardano la Valle del Cecina sulla sinistra del fiume, la parte orientale dell’abitato ha l’aspetto del borgo difeso, che conserva ancora tratti di mura e un torrino di difesa, dichiara le sue origini medievali.

Sempre in posizione dominante i piccoli borghi di Libbiano e Micciano, che si fronteggiano sulla sommità di impervi rilievi dominando da un paesaggio estremamente aspro un infinito inseguirsi di colline. Stessa collocazione in posizione elevata per Serrazzano e Lustignano.

Castelnuovo Val di Cecina (576 m) occupa uno sperone roccioso che sovrasta le valli dei torrenti Possera e Pavone. Si sviluppa, a forma di pigna con strade ripidissime, viuzze e vicoli tortuosi, intorno all’antica rocca e sebbene costruito su di un poggio, è quasi circondato da colline più alte e robuste (Aia dei Diavoli 875 m). Anche Sasso Pisano si è sviluppato attorno al castello arroccato su uno sperone roccioso.

La Storia dei borghi e dei villaggi della Val di Cecina

Castelnuovo Val di Cecina

Nei secoli IX-VIII-VII a. C. si ebbe in questa zona l’assimilazione della civiltà villanoviana, già nel VII sec. a.c. dovettero esserci importanti insediamenti etruschi di Velathri, legati alle miniere e alla lavorazione dei metalli. Certamente fino al III sec a. C. fu un territorio prospero, fu sottomesso a Roma dopo la battaglia persa sul fiume Cecina (298 a. c.) e fornì a Scipione l’Africano resina e pece per le navi. Stette con Mario contro Silla, e caduto l’impero romano vi si combatterono terribili battaglie tra Goti e Bizantini (535-553). Nei primi secoli del mille appartenne ai Lombardi, finché questi non si sottomisero nel 1210 al Comune di Volterra. Nello stesso secolo, Castelnuovo, ebbe uno sviluppo che lo portò ad essere uno dei maggiori centri del contado volterrano e anche tra i più gravati da imposte. Fu conteso tra Volterra e Firenze per le cave di allume e zolfo e quando nel 1429 scoppiò la guerra tra Firenze e Volterra, Castelnuovo si schierò con i fiorentini.
Nel 1447, come altri comuni del volterrano, subì l’invasione dell’esercito di Alfonso di Aragona e al suo ritiro rimase occupato dal senese Petrucci che venne poi cacciato dai Volterrani aiutati dai Fiorentini. A Volterra interessava l’allume di cui Paolo Inghirami riesce ad ottenere lo sfruttamento, (insieme allo zolfo e al vetriolo) nel 1470. In virtù di queste risorse, a Castelnuovo vengono accordati privilegi, come quello di eleggersi da solo il Podestà. Particolari autonomie vengono confermate anche da Alessandro de’ Medici (1533). Nel 1639 infine Castelnuovo divenne feudo granducale sotto Ferdinando II e fu concesso in marchesato a Luca degli Albizzi e ai suoi discendenti. Il feudo venne abolito alla fine del 1700 da Francesco II di Lorena.

Libbiano

Fino al XII sec. Il castello appartenne all’abbazia di Monteverdi. Nel 1208 i monaci rinunciarono alla giurisdizione sul castello a favore del Comune di Volterra, allo stesso Comune, nel 1273, gli abitanti giurarono fedeltà.

Lustignano

I Lombardi, signori di Castelnuovo esercitarono diritti feudali su Lustignano, come risulta da un documento del 1246.
Nel 1252 Lustignano si sottopose alla giurisdizione di Volterra e da allora seguì le sue sorti.

Micciano

Situato al margine della foresta di Monterufoli, su uno sperone di gabbro è da secoli un notevole punto di osservazione.
Il castello fu concesso nel 1014 dall’imperatore Arrigo I all’Abbazia di Monteverdi, tale concessione fu convalidata nel secolo successivo dal papa Alessandro III.
Successivamente passò al Vescovo di Volterra (1186) e infine al Comune di Volterra (1203).

Montecatini Val di Cecina

La prima menzione di Montecatini risale all’XI secolo dove si legge che il Vescovo Pietro di Volterra dà facoltà ad alla chiesa dei Santi Giusto e Clemente di riscuotere le decime in Montecatini.
Fece parte del contado volterrano, come attesta un documento del 1225 in cui il Vescovo di Volterra
si impegnava a cedere al Comune di Volterra la metà delle somme provenienti da alcuni dazi imposti al contado.
Un’ulteriore notizia risale alla metà del XIV sec. quando Montecatini apparteneva alla famiglia Belforti, già impossessatasi di Volterra.
Nel 1361 però, in seguito a un’insurrezione organizzata dai Volterrani contro i Belforti, i Fiorentini accorsero in aiuto di Volterra e le riconsegnarono Montecatini che ne seguì la sorte, fino al 1472, quando Volterra fu assoggettata alla repubblica fiorentina.

Montecastelli

Dal 1184 appartenne ai Pannocchieschi, vescovi di Volterra, cui fu conteso dal Comune di Volterra (XIII sec.). Dalla seconda metà del XIII sec. iniziò il processo di acquisizione del Castello da parte del Comune di Volterra, finché nel 1319 i cittadini di Montecastelli si sottomisero a Volterra.

Monteverdi Marittimo

La pianura del Cornia dove si affaccia il Comune di Monteverdi era una provincia romana con il nome di Giulia Ossequiosa infatti nei pressi dell’abitato sono stati trovati numerosi resti che testimoniano la precedente esistenza di strade e palazzi di epoca romana.
Per quanto riguarda le origini dei borghi di Monteverdi e Canneto bisogna parlare del monastero benedettino San Pietro in Palazzuolo, fondato da Walfredo, nobile longobardo, probabile capostipite della famiglia della Gherardesca.
Il primo insediamento conosciuto è del 754 nella zona denominata Badiavecchia, subito fuori dall’attuale centro abitato. Dagli scavi, tuttora in corso, sono emerse delle rovine di un complesso residenziale molto grande. Sono ben visibili le mura che delimitano la zona, le tombe di alcuni monaci e un lungo corridoio, le monete e fregi ritrovati sono di chiara origine longobarda. Questo monastero resistette per ben trecento anni alle continue invasioni, fino al suo trasferimento, nel 1100, su di un colle visibile dal centro abitato di Monteverdi Marittimo.

Pomarance

Il territorio di Pomarance fu certamente abitato fin dalla preistoria: in particolare alla fine del neolitico, quando oltre alla pietra cominciò ad essere impiegato il bronzo.
Nei dintorni di Pomarance, infatti, sono state ritrovate numerose tombe del terzo millennio a. C., contenenti diversi oggetti in bronzo.
La zona fu abitata anche in periodo etrusco come attestano i ritrovamenti archeologici: una stele funeraria del IV sec. a.C. e una tomba scoperta, rinvenuta sotto la chiesa si San Giovanni Battista a Pomarance, dopo che era già stata saccheggiata.
Le prime risalgono al X sec. quando il Castello di Pomarance, già Ripomarance, fu offerto in dono da Ottone I ad Engheramo Inghirami. Dopo il 1000, e per tre secoli, Pomarance fu oggetto di controversie fra il Comune e i Vescovi di Volterra. Il Castello passò sotto la giurisdizione del Comune di Volterra che però gli abitanti di Pomarance non sopportarono di buon grado, tanto che, nel 1427 i maggiori oppositori locali furono fatti decapitare da Battista Arnolfi, Podestà di Volterra. Nel corso del XV sec. Pomarance subì anche due gravi invasioni: la prima del 1431 ad opera delle truppe lombarde di Niccolò Piccinino, la seconda dall’esercito di Alfonso di Aragona nel 1447.
Coinvolta infine nella guerra tra Volterra e Firenze nel 1472, Pomarance seguì le sorti del Comune vicino finché, insieme, entrarono a far parte dello Stato Mediceo.

Querceto

Costruito su uno sperone roccioso il castello apparteneva come testimoniano documenti del XII sec. a Inghiramo dei nobili di Querceto. Nel 1224 era sicuramente sottoposto ai Vescovi di Volterra, successivamente, nel 1252, gli abitanti si sottomisero al Comune di Volterra.

Saline di Volterra

Conosciuto con il nome di Moje, il borgo ha sicuramente origini antichissime, infatti le sorgenti di acqua salsa furono sfruttate sia in epoca etrusca che romana. Se ne hanno memorie scritte sin dal principio del XI sec in un diploma dell’imperatore Arrigo I, dato presso Pisa nel 1015.
Il centro è dominato dai complessi industriali della Salina dei Monopoli di Stato.

Sasso Pisano

Sicuramente abitato e frequentato fin dall’epoca etrusca e romana, come dimostrano i resti delle Terme Etrusce del Bagnone, fu dominato dai Longobardi che individuarono nel Saxo un importante avamposto fortificato in posizione ottimale per la difesa del territorio. Seguì le sorti di Castelnuovo e dovette sottostare alla dominazione dei Vescovi di Volterra, come Castelnuovo fu a lungo conteso tra Vescovi e il Comune di Volterra e nel 1239 gli uomini del castello di Sasso giurano obbedienza al podestà di Volterra.
Di grande importanza la produzione di allume, zolfo e vetriolo legati alla presenza dei famosi “lagoni”.

Serrazzano

La prima menzione risale al 1102 quando il Castello era dominato dai Lombardi, documenti del 1274 attestano la formazione di un borgo, poco dopo il Castello fu riconosciuto in feudo da Arrigo VI al Vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi.

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