L’alabastro a Volterra: una tradizione antica di 3000 anni

Non si può parlare di Volterra senza pensare all’alabastro, un artigianato artistico che vanta una storia e una nobiltà di tradizioni che si respirano in ogni angolo.

E’ una città di pietra, perché di pietra sono le strade, di pietra sono le sue torri e i suoi palazzi e di pietra sono le sue mura austere. Tutto è fatto di una pietra giallo-grigia, il panchino, da cui spesso affiorano conchiglie di rara bellezza. E di pietra, d’alabastro, è anche il suo artigianato.

Sono trascorsi più di due millenni da quando gli Etruschi ne iniziarono la lavorazione, ma l’alabastro, pur tra numerose difficoltà, si lavora ancora in Volterra e, pur non costituendo, come è stato in un recente passato, il settore trainante della sua economia, è senz’altro ancora l’elemento caratterizzante della sua cultura e della sua stessa storia.

Oggi poche sono le botteghe artigiane rimaste nel centro storico, ma ad esse e a quei pochi veri artigiani che in esse lavorano è affidata la conservazione della tradizione e il compito di indirizzare la produzione verso la sua rinascita.

In questa sezione potrai conoscere le migliori botteghe, le tecniche di lavorazione e scoprirai altri aspetti legati alla lavorazione.
In questa sezione potrai approfondire la storia dell’alabastro che fin dal periodo etrusco ha accompagnato nei secoli la vita della nostra gente.
A Volterra l’arte si respira in ogni dove: tante altre botteghe do si lavora l’oro, il bronzo, si tessono variopinti tessuti a mano, si eseguono stampe artistiche.

Schede di approfondimento

Cos'è l'alabastro

Scheda chimica e geologica

E’ in uno scenario di continue metamorfosi geologiche, tra i 26 e i 7 milioni di anni fa, che si colloca la formazione dei depositi di gesso di cui sono composti i candidi blocchi di alabastro. All’epoca del Miocene superiore, violenti movimenti tellurici provocarono lo sprofondamento sotto il livello del mare dei rilievi presenti nella zona dell’attuale Toscana.
Le depressioni così create vennero invase dall’acqua marina, e, al momento della sua evaporazione, il solfato di calcio che vi era disciolto sedimentò sul fondo dei bacini, formando spessi strati di gesso: l’alabastro è infatti un solfato di calcio idrato (CaSO4 · H2O).
In tempi lentissimi, la parte più pura del gesso si concentrò in sferoidi omogenei e trasparenti, mentre le impurità argillose venivano respinte verso l’esterno del blocco, lasciando tracce sotto forma di venature scure. Giacimenti di alabastro gessoso sono presenti anche in Spagna, Brasile, Romania, ma quello volterrano è ritenuto indubbiamente il più pregiato.

Le tipologie dell'alabastro

Scaglione

scaglione Lo “scaglione” è il più celebre alabastro bianco, più o meno trasparente a seconda delle zone di ritrovamento. Si rintraccia in blocchi che variano dai 30-40 kg ai 10 quintali. Sono stati trovati anche arnioni (ovuli) di oltre 25 quintali. In questi casi, essendo impossibile l’estrazione di tutto il blocco, si ricorre alle mine, con parecchi svantaggi sulla qualità del materiale estratto, che rischia di “rintronarsi”, cioè di creparsi sottilmente all’interno.

Agata

agata L’”agata” è l’alabastro più pregiato, più raro, più duro e quindi più difficile da lavorare. Il colore giallo varia da tonalità pallidissime fino al bruno intenso. Un tipo di agata, la cosiddetta pietra rossa, attualmente non viene più estratta. Il peso massimo dei blocchi si aggira sui 3-4 quintali.

Bardiglio

bardiglio Il “bardiglio” è un alabastro difficile da descrivere, perché si presenta con diversissime tonalità, venature, colorazioni. In linea di massima è grigio, beige o aranciato e ha un aspetto marmorizzato: si usa chiamarlo pietra a marmo quando è meno venato, utilizzando il termine bardiglio per le tipologie dove è maggiore l’intensità di variegatura e colorazione. Il peso delle lastre varia dai 15 kg fino ai 25-30 quintali.

Pietra a Marmo

pietra-a-marmo La “pietra a marmo” è un alabastro dal fondo bianco avorio con lievi e delicate venature grigio rossiccio verdognole, tanto da ricordare il marmo “calacata”. Spesso le venature divengono macchie.

Cinerino

cinerino Il “cinerino” o “cenerino” è pietra grigia, di colore simile all’argilla, di impasto e colorazione più o meno variegati e decisamente opachi. Il cinerino di colore e consistenza più omogenei, che è anche più raro, assomiglia ad una ardesia chiara. Il peso dei blocchi varia dai 20-30 kg. fino ai 4-5 quintali.

Pietra Gialla

pietra-gialla La “pietra gialla” è un alabastro luminoso, di colorazione più o meno intensa, talvolta quasi bianca. E’ attualmente difficile da reperire sul mercato. Il peso dei blocchi varia da circa 20 kg a 4 quintali.

Le cave

L’estrazione dell’alabastro

Cave in galleria

Nel silenzio della galleria sotterranea, i passi sono attutiti dalla polvere. Di tanto in tanto, qualche colpo di piccone alle pareti: quando il suono è diverso, ci siamo. Così, da sempre, il cavatore individua il punto della roccia dove è nascosto il blocco di alabastro da estrarre, simile all’acino di un enorme grappolo d’uva celato nelle viscere della terra. Il cavatore avvicina all’ovulo la lampada, per controllarne la trasparenza, poi comincia a scalzarlo dal guscio argilloso in cui è racchiuso.

Nella cava, le gallerie abbandonate assomigliano a grossi alveari dalle celle vuote: quando è esaurito il filone, ci si sposta di qualche metro, e il lavoro ricomincia.

Cave a cielo aperto o sotterranee

Nelle cave sotterranee di Castellina gli strati dove gli ovuli sono racchiusi sono così resistenti che raramente c’è bisogno di sorreggere le gallerie con impalcature. Individuato l’ovulo*, si usano martelli perforatori e scalpelli pneumatici per staccarlo dalla sua nicchia; qualche volta, nelle ultime fasi del lavoro, si usa ancora il vecchio piccone a mano. Se il blocco è troppo grande può essere necessario ricorrere all’esplosivo, che però rischia – come dicono i cavatori – di “rintronare” la pietra, ovvero di creparla all’interno. I blocchi commerciabili, del peso tra i 17 e i 20 quintali, non sono sempre perfetti: al loro interno possono trovarsi le “mandragole” , callosità bianche e dure, o le “case”, fenditure che ne impediscono la lavorazione.

Nei dintorni di Volterra, invece, i blocchi affiorano dal terreno, e vengono estratti con mezzi meccanici di scasso.

L'alabastro nelle botteghe

Tipologie e caratteristiche dell’alabastro

La pietra tradizionalmente lavorata dagli artigiani volterrani ha due diverse provenienze: per la maggior parte proviene dalle cave di Castellina Marittima, a circa 25 km dalla città in direzione della costa tirrenica, ma numerose altre varietà vengono estratte nelle immediate vicinanze di Volterra.

Si definisce “castellina ” la pietra perfettamente bianca, trasparente e priva di macchie; è l’alabastro più pregiato, formatosi da strati gessosi più spessi, ed è riservato in genere alla scultura.
L’altro tipo di pietra estratta in questa zona è lo “scaglione”, caratterizzato da splendide venature grigie che attraversano la bianchezza della pietra senza intaccarne la trasparenza.
Per sfruttare il suo forte potere di riflessione e valorizzarne la trasparenza, lo scaglione è utilizzato tradizionalmente per la creazione di lampade.

Gli alabastri estratti presso la città hanno invece belle colorazioni che vanno dal bianco sporco al giallo, dal marrone al rosso. Sono ritenuti meno pregiati, e vengono utilizzati soprattutto per basi, colonne o dettagli colorati di manufatti realizzati con alabastro bianco.

Le botteghe artigiane di Volterra
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