Il violino del Titanic – ovvero non c’e’ mai posto nelle scialuppe per tutti

Il violino del Titanic – ovvero non c’e’ mai posto nelle scialuppe per tutti

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25/07/2013
17:00

Fortezza Medicea – Casa di Reclusione

Rampa di Castello 4

Volterra

Teatro dell’Argine

studio n.1 per un affondamento con spettatori
con la Compagnia dei Rifugiati del Teatro dell’Argine regia Pietro Floridia

Dove: Carcere di Volterra – Spazio Kafka -

aiuto regia Alice Marzocchi coreografie Yuliya Vorontsova video Fulvio Rifuggio

Una compagnia composta da oltre trenta attori provenienti da Afghanistan, Belgio, Camerun, Cina, Costa d’Avorio, Ghana, Iran, Italia, Marocco, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Sierra Leone, Siria, Somalia, ispirandosi al capolavoro La fine del Titanic di H. M. Enzensberger, fa salire gli spettatori a bordo del celebre transatlantico per vivere da dentro le azioni, le dinamiche, le domande scaturite dall’agonia e dall’affondamento di un mondo: chi si salva e chi è sommerso? A quale prezzo ci si salva? Qual è l’iceberg che ha colpito il nostro mondo? Quali innovazioni possono nascere dall’’affondamento? Quale contributo possono dare i nuovi cittadini nell’’impedire il naufragio? Quale ruolo possono giocare l’arte e la cultura in questi nostri tempi di crisi?
Lo spettacolo, prendendo spunto dalla vicenda del celebre transatlantico, farà salire gli spettatori a bordo della ”stessa barca” con gli attori-rifugiati, in modo da far loro sperimentare da dentro le dinamiche che l’affondamento e la lotta per salvarsi possono generare. Da dentro, ovvero gomito a gomito con chi spesso ha vissuto, e non metaforicamente, esperienze di naufragio.

L’affondamento che lo spettacolo tenta di indagare è, naturalmente, la crisi non solo economica ma anche culturale e sociale che il nostro mondo sta attraversando. Utilizzando gli elementi e le categorie appartenenti alla vicenda del Titanic (per esempio, prima classe e terza classe, iceberg, sommersi e salvati, scialuppe) per alcuni mesi sono state condotte interviste e chiesti contributi di scrittura a decine e decine di persone, così accumulare gli sguardi più diversi su questioni come le vittime della crisi, chi si salva e chi soccombe, quali sono gli iceberg che hanno colpito il nostro mondo, che ruolo può avere la cultura nel salvarsi, quale contributo può dare chi arriva da altri mondi ai tentativi del nostro di restare a galla.

L’altro fondamentale materiale ispiratore della riflessione sull’affondamento del modello di vita occidentale, è stato il poema La fine del Titanic di H.M. Enzensberger. In quest’opera, il grande poeta e intellettuale tedesco parte dalla vicenda del celebre transatlantico per sviscerare, con la consueta complessità di punti di vista e piani di lettura, alcune questioni da sempre al centro del suo pensiero: la dialettica tra progresso e catastrofe, lo stillicidio graduale, quasi impercettibile, con cui avviene la fine del mondo, il crollo delle utopie, il ruolo del poeta e dell’intellettuale.

 

Per assistere allo spettacolo nel carcere di Volterra è necessario essere autorizzati.

E’ necessario compilare e firmare i moduli scaricabili sul sito www.volterrateatro.it e inviarli all’indirizzo mailinfo@compagniadellafortezza.org o al numero di fax 0588.90528.

Ufficio informazioni:

Logge di Palazzo Pretorio - Piazza dei Priori – Volterra

tel. +39 331 2974045 / +39 331 7162468

Giorni e orari di apertura: dall’8 al 28 luglio, dalle 10:00 alle 20:00.

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