Festival Internazionale del Teatro Romano | Geometrie della Passione

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12/07/2016
21:30 - 23:15

Teatro Romano

Piazza Caduti nei Lager Nazisti

Volterra

ideazione e coreografia Aurelio Gatti
drammaturgia Cinzia Maccagnano, Aurelio Gatti fonti Omero, Eschilo
musiche Corelli,Grieg,Mahler,Tartini
con Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Aurelio Gatti costumi e attrezzeria Capannone Moliere
disegno luci Stefano Stacchini

Messinscena di drammatica potenza evocativa, questa magnificamente ideata e dedicata da Aurelio Gatti alla granitica figura senza tempo di Clitennestra, archetipo tragico di una femminilità rappresentata in tutta la sua più ferina e viscerale violenza nemesiaca, incarnazione perfetta ed indimenticabile di una furia che non conosce indugi ed in cui spicca un sentimento di gelosia cieca ed acuta che, sebbene in una forma di verificabile demoniaca incidenza, esprime la consapevolezza di una soggezione e di un dominio maschilista e gregarista che, evidentemente, già nel mito palesava l‘offensiva ed immotivata inclinazione a sfruttare e gestire senza alcun rispetto l’universo femminile. Poco cartesiane relativamente alla passione, allora, queste geometrie tracciate in punta di piedi dagli attori-danzatori in scena, sono costruite con calibratissima selezione di gesti e voci, in un sinergico sciogliersi e comporsi di simmetrie e tensioni perfettamente strutturate dal genio coreografico di Gatti, stavolta anche in scena, nei panni di un altero ed elegante Agamennone che, nel suo ostentato e superiore mutismo, rafforza quel senso di sprezzante dominio proprio del sessismo e delle più deleterie derive leaderiste del maschio d’ogni tempo. Eppure, se da un lato abbiamo il padre padrone che nel silenzio stupra ed offende, dall’altro abbiamo una Cassandra dalla tempra rara, interpretata con grande carisma da Cinzia Maccagno che, attrice dolce e mingherlina nella vita, giganteggia sulla scena e riempie lo spazio col movimento deciso e ben dosato del suo corpo, con una voce profonda che taglia ogni timore sicché, a tratti, Cassandra-attrice sembra trasfigurarsi in mito vero e proprio, forse per l’incredibile fascino e prestigio che spira ogni suo gesto o per quella sacra dimensione di lirico trasporto che, come una preghiera antica, segue questo studio dall’alfa giù fino all’omega.
note di regia
Lo scopo di questo allestimento è la necessità di indagare ulteriormente sulla figura di Clitemnestra, figura che, nelle diverse sfaccettature‚ risulta sempre ridotta allo stereotipo della donna passionale. Eppure c’è poca passione nella figura ritratta da Eschilo, quando annunzia la vittoria su Troia e tutt’altro che passione inducono le parole taglienti della figlia Elettra o le evocazioni di Crisotemi. Poi, l’incontro con Cassandra, altra donna costretta ad un primato di sofferenza per la sua veggenza. Geometrie fin troppo lineari‚ trattandosi di mito‚ serrano questi due personaggi femminili, assoggettati allo stesso uomo. E il sentimento che ne nasce va oltre la passione. Evocazioni create a sedurre, più che a farsi dominare dalla ragione.

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